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La moda del turismo nero: il paese di Yara Gambirasio è meta ambita

Da Avetrana a Cogne: tutte le location del turismo nero

di Monia Ruggieri 3 agosto 2012 23:14
black tourism

Se da un lato il turismo vero e proprio è in crisi a causa dell’altalenante periodo economico che stiamo vivendo, non si può affermare altrettanto, purtroppo, dell’ormai definito “turismo nero”, ovvero quello che consiste nell’andare a visitare luoghi diventati celebri o comunque noti a causa di importanti casi di cronaca nera o di vicende naturali e sociali.

Ne è un esempio il terremoto de L’Aquila, avvenuto il 6 aprile 2009. Quanti “visitatori” sono entrati nel cuore di quella città martoriata, tra macerie e dolore, soltanto per scattare fotografie o semplicemente per raccontare a parenti ed amici di essere stati in quei luoghi e di aver visto dal vivo quelle immagini che tanto gelavano il cuore in tv. Ovviamente vale lo stesso ragionamento per il naufragio della Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio di quest’anno. Come per L’Aquila, anche in questo caso, sono partiti centinaia e centinaia di “turisti” con destinazione Isola del Giglio proprio per “ammirare” e fotografare il relitto che tanti morti ha causato.

Per non parlare dei recenti (o meno) casi di cronaca nera dei quali tanto è stato parlato, tra giornali e tv. Ricorderete certamente tutti la vicenda del piccolo Samuele che, nel 2002 a Cogne, è stato ucciso probabilmente dalla madre, Annamaria Franzoni. Ovviamente anche questa meta è stata presa d’assalto dal cosiddetto turismo nero. E poi potremmo parlare di Avetrana, cittadina situata in provincia di Taranto, che ha fatto parlare di se poiché è stata lo sfondo del delitto della giovane Sarah Scazzi, del quale siamo venuti a conoscenza il 26 agosto del 2010. Tra i tanti si distingue anche il paese di Yara Gambirasio, la tredicenne morta il 26 novembre di 2 anni fa in provincia di Bergamo. Brembate di Sopra è, infatti, dal 2010, ancora meta di numerose e continue gite “turistiche”.

Nonostante fosse abbastanza evidente, comunque una ricerca di Jfc rivela che, appunto, il “black tourism” nasce in seguito ad un evento di cronaca nera o ad una catastrofe. Inoltre afferma che l’interesse dei “visitatori” è legato anche all’apetto mediatico, in quanto “fino a quando se ne parla in televisione e vi sono programmi di approfondimento l’interesse rimane altissimo”.

Per quanto si possa definire turismo, si tratta “semplicemente” di mancanza di tatto e di rispetto.

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