L’Abruzzo tanto amato dal Giappone

Anche i giapponesi amano il nostro Abruzzo. Ne è un esempio questa giovane scrittrice.

di Monia Ruggieri 6 luglio 2013 12:14

I Giapponesi amano l’Italia? Sì, ed in particolare la regione verde e blu (grazie alle numerose bandiere) del Belpaese, l’Abruzzo. Ed è per questo motivo che Yasuko Ishikawa, saggista giapponese, ha recentemente presentato a Tokio, la sua ultima fatica letteraria “Abruzzo misterioso”. Si tratta di un libro che narra l’amore che l’autrice prova per questa regione ed è anche il primo volume che tratta quest’argomento scritto in lingua giapponese!

Ecco perché l’autrice ha dato questo titolo all’opera:

«Mi aspettavo una reazione di perplessità da parte degli italiani riguardo l’uso dell’aggettivo misterioso utilizzato nel titolo. Naturalmente non si tratta di nulla di esoterico o enigmatico, piuttosto la scelta nasce dalla consapevolezza che pur essendo l’Italia un luogo visitato e amato dai Giapponesi, una delle sue regioni più belle sembra rimanere fuori dagli itinerari turistici internazionali. Ho visitato questo luogo stupendo per la prima volta due anni fa e la mia prima impressione è stata di meraviglia e stupore per così tanta bellezza, storia e cultura, che mi hanno fatto pensare all’Abruzzo come un luogo ancora tutto da scoprire. La mia definizione di misterioso, dunque, mira a voler spingere la mia terra a scoprire questa magnifica regione».

L’autrice ha poi fatto una correlazione tra L’Aquila e i terremoti che colpiscono spesso una Nazione come il Giappone:

«Il mio viaggio in Abruzzo inizia proprio a L’Aquila, una città distrutta. Ho tentato di trasmettere al lettore le fortissime emozioni e il dolore provati durante quella visita. L’aspetto che più mi ha scosso è stato il silenzio di una città che appare come un gigante ferito. Due anni più tardi noi giapponesi abbiamo sofferto un simile destino con la tragedia di Fukushima. In Giappone abbiamo imparato a convivere con i terremoti e siamo abituati alla loro forza distruttiva, ma quello che ho visto a L’Aquila non ha precedenti, è stata un’esperienza assolutamente nuova. La vista di palazzi eleganti e ricchi di storia feriti a morte, le maestose architetture cancellate dalla forza violenta della natura sono state per me immagini inedite». 

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