I Paesi più buoni e ospitali del mondo

Una lista di Paesi rossa ed una di Paesi blu: ecco gli Stati più e meno ospitali. Voi dove siete andati?

di Monia Ruggieri 23 marzo 2013 13:11

C’è chi apprezza e incita il flusso del turismo nel propri Paesi, e chi i turisti vorrebbe vederli solo da lontano. Questione di educazione? Se così fosse, la differenza sarebbe di persona in persona e non, come in questo caso, di Stato in Stato. Ebbene sì, un recente sondaggio ha fatto realizzare una vera e propria mappa con tanto di Paesi dividendoli, a seconda dei colori, in quelli ospitali e quelli non ospitali. L’idea è nata dal World Economic Forum ha pubblicato il suo classico annuale report sul turismo globale. Molti sono stati i dati raccolti, ed alcuni di essi riguardano un sondaggio effettuato su ben 140 Paesi consistente nell’esprimere e sottolineare l’atteggiamento dei vari popoli nei confronti dei turisti stranieri. Sulla base dei dati raccolti, il ricercatore e giornalista Max Fisher del  Washington Post, ha elaborato una sorta di mappa dei Paesi più o meno ospitali nei confronti dei turisti stranieri.

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I Paesi in rosso sono quelli meno disposti ad accogliere ed ospitare i turisti, quelli blu, invece, li accolgono a braccia a parte. Ovviamente i due colori dispongono di totalità differenti sulla mappa in quanto la stessa indica una sorta di “percentuale”. Di conseguenza quelli rossi non sono disposti ad ospitare i turisti, mentre quelli rosa sono più disposti, rispetto ai precedenti, ad ospitarli, anche se, ovviamente, non sono alla pari di quelli blu.

Per quanto riguarda i Paesi più buoni troviamo:  l’Islanda, seguita dalla Nuova Zelanda e dal Marocco.  Seguono Irlanda, Canada e Austria, e i paradisi come la Thailandia e gli Emirati Arabi Uniti. Quelli meno buoni sono, invece:  Bolivia, Venezuela e Russia. Seguiti da Iran, Pakistan, Arabia Saudita, i paesi dell’Est europeo ed anche Cina e Corea del Sud.

E voi vi siete mai imbattuti in questi Paesi? Come vi siete trovati? Concordate con la classifica e la mappa redatta da Max Fisher?

(Photocredit: Max Fisher/Washington Post)

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