Dongguan è la capitale dell’eros

Circa 300mila prostitute, oltre 25mila locali a luci rosse e un giro di affari settimanale di settanta milioni di euro: si tratta della città più hot

di Monia Ruggieri 8 maggio 2012 19:28

Amici spinti dal piacere del proibito rivolgete a me i vostri occhi. Vi farò addentrare in un vero angolo di paradiso piuttosto hot. Si tratta della cittadina Dongguan, situata nella regione meridionale del Guangdong, confina con il fiume Perla ed è una delle quattro tigri del Guangdong. La città della Cina ospita ben 10 milioni di abitanti, o almeno questo fu il dato demografico derivante dal censimento del 2006. Ma i numeri che ci interessano sono ben altri, infatti soltanto nel 2011 pare siano state contate circa 300 mila prostitute ed oltre 25mila locali a luci rosse ( tra bar, discoteche e spa). Si tratta di numeri davvero da capogiro. La cittadina è piuttosto florida e ricca, infatti si stima che ogni famiglia vivente a Dongguan possegga almeno 15.000 euro di risparmi depositati in banca. Ciò è dovuto senz’altro allo sviluppo dell’economia locale (almeno per quanto riguarda il settore tessile, l’arredamento e l’elettronica), ma anche al turismo di massa che da diversi anni colpisce questa ridente cittadina. Che i turisti vengano per provare emozioni forti o soltanto spinti da curiosità morbosa, questo non ci è dato saperlo. Resta impressionante comunque la frase, ormai diventata quasi un moto, che spesso si sente in zona: diecimila ragazze vanno a Lingnan, milioni di puttanieri arrivano a Dongguan.

Sta di fatto che nonostante la prostituzione in questa zona rappresenti un reato, pare che quella dell’arte amatoria sia una professione che non è mai andata fuori moda, anzi viene quasi incentivata con veri e propri corsi di formazione. E se si pensa che una prestazione viene pagata dalle 15 alle 80 euro, è davvero incredibile apprendere che il giro di affari settimanale del settore si aggiri attorno ai settanta milioni di euro. Ciò vuol dire che il 10% degli uomini si regala momenti di intimità con la frequenza tipica di unaa pausa caffè a lavoro.

Ovviamente qui l’autorità conosce perfettamente la situazione, ma preferisce non vedere poiché, come afferma Liu Zhigeng, segretario comunale del Partito comunista: “Chiudere significherebbe bruciare quasi un terzo del nostro Pil e produrre circa un milione di disoccupati”. Occhio non vede, cuore non duole…

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Tags: cina
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