Marijuana, la coltivazione è legale in Italia.

Una sentenza senza precedenti in materia di stupefacenti. Che sia un passo verso la modernità nel nostro Paese?

di Monia Ruggieri 29 marzo 2013 11:25

Dopo aver fatto un tour in California, dove da poco ha aperto un supermarket della Marijuana, è bene tornare nel nostro Belapaese e scoprire che, forse, qualcosa si sta muovendo in tal senso. Infatti qualche giorno fa ci siamo trovati davanti ad una sentenza storica senza precedenti, ma che ovviamente genera un precedente, in quel che riguarda la legge in fatto di stupefacenti. Cos’è successo? Il tribunale di Ferrara ha assolto due giovani processati per aver coltivato in casa marijuana a uso personale.  I due erano stati trovati in possesso di quattro piante di cannabis e otto grammi di stupefacente, quindi hanno dovuto affrontare un processo con rito abbreviato con l’accusa di detenzione di stupefacente, la quale non era però finalizzata alla cessione a terzi.

L’avvocato difensore dei due è Carlo Alberto Zaina, il quale ha prontamente sollevato una questione di legittimità per l’art. 73 della legge Fini-Giovanardi, la vigente normativa in tema di stupefacenti. Zaina ha dichiarato l’anticostituzionalità dell’articolo in questione in quanto

“Non distingue tra droghe pesanti e droghe leggere ed equipara inopinatamente derivati della cannabis, oppiacei e cocaina”.

L’avvocato ha poi sottoposto al giudice di Ferrara la decisione del Consiglio d’Europa numero 757/gai del 2004, il cui testo afferma che:

sono punite tutte le condotte concernenti gli stupefacenti, salvo quelle che vedono un uso esclusivamente personale, laddove lo Stato ne ammetta l’uso personale, come l’Italia. Tra queste condotte c’è la coltivazione della cannabis. E in questo caso è provato l’uso personale e gli 8 grammi ritrovati in casa degli imputati derivano da questa produzione fai da te“.

Di conseguenza  la normativa italiana non può proibire la coltivazione di tali sostanze se finalizzata esclusivamente al solo utilizzo privato. Tesi che ha convinto il giudice di Ferrara Franco Attinà, il quale ha direttamente assolto i due imputati perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

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